Vittorio Emanuele a Montecarelli

Barberino

E LE SUE

STORIE

LE NOSTRE STORIE

Quando Vittorio Emanuele passò da Montecarelli

Alla fine dell’Ottocento, quando anche la storia arriva dalle nostre parti, i personaggi che hanno fatto l’epopea del Risorgimento sono delle vere e proprie celebrità, conosciute soprattutto dai giornali, dalle prime fotografie (che nella seconda metà del secolo iniziano ad essere per la prima volta anche uno strumento di propaganda) e dai ritratti. Vittorio Emanuele II, Cavour, Mazzini e soprattutto Garibaldi sono gli “eroi” nazionali, che suscitano passioni ed emozioni forti tra la gente. Oggi siamo abituati a queste forme di travolgente passione per un attore, un calciatore o una pop-star e non dobbiamo meravigliarci troppo se il passaggio di Vittorio Emanuele II suscitava allora gli stessi deliri che suscita oggi l'arrivo di una star del cinema. Semmai ci stupisce il fatto che queste “attenzioni” fossero rivolte a uomini politici: nel tempo della crisi (apparentemente irreversibile) che la politica sta oggi vivendo, pensare che degli uomini politici avessero potuto suscitare tanti entusiasmi è sorprendente. Però, oltre un secolo e mezzo fa, la conquista dell'Indipendenza e l’Unità d’Italia erano state epopee capaci di eccitare l’immaginario dei nostri antenati.

 

Il 1 maggio 1860, Re Vittorio Emanuele, che ha appena assunto la dittatura della Toscana e del quale iniziano a girare ritratti a stampa, fotografie e bassorilievi, passò anche da Montecarelli nel suo viaggio tra Firenze e Bologna. E’ la Storia, quella con la “S” maiuscola, che si ferma a Barberino, sia pure per pochi minuti (giusto il tempo di cambiare i cavalli alla carrozza). Gli abitanti di tutto il Mugello accorrono per vedere di persona il Re: così una nobildonna di Barberino racconta a “La Nazione” quel momento di incontro:

 

“Sono andata colla cameriera a Montecarelli per rivedere il Re, che si è colà fermato 10 minuti per il cambio dei cavalli; e per beare di sua presenza un immenso popolo colà accorso da tutte le parti. La nostra banda ha suonato tutto il tempo che si è trattenuto. Eravi grande addobbo di verdura, di fiori, arco trionfale e iscrizione in gran cartello lavorato da Don Luigi Gramigni, maestro di scuola di Barberino, che è stato proclamato ad alta voce in faccia al Re come l’unico prete buono del posto. Il pievano di San Piero a Sieve gli ha presentato un mazzo di fiori e un indirizzo che nella calca gli è caduto nel fango, e che raccolto dal marchese Digny, il Re ha preso e ritenuto. Il Digny gli ha presentato il Pretore, il Cancelliere e i Deputati Provinciali. Il Canestra (uomo del popolo e cappellaio) si è presentato (o piuttosto si è ficcato, allo sportello della carrozza, gridando Maestà, Dio lo benedica e la Madonna! e più volte gli ha chiesto di baciargli la mano, e non avendo aderito il re lo ha preso per la mano e non ha voluto ritirarsi che alla partenza dei cavalli. Una donna gli ha gridato Torni presto! Un’altra A rivederlo signor Re! Figuratevi come rideva il nostro Vittorio Emanuele”

 

CONTATTI

 

Corso Bartolomeo Corsini, 97 - 50031 Barberino di Mugello

 

redazione@lemanineltempo.it

 

05508479380

ULTIMI EDITORIALI

 

Novembre 2016

Asterix, Obelix e il peso della memoria

 

Ottobre 2016

Un Maestro

LE NOSTRE STORIE

 

 

In una lettera di una nobildonna barberinese al "La Nazione" si racconta di quando, nel 1860, Vittorio Emanuele II passò a Montecarelli

Copyright @ All Rights Reserved